La lotta ai cambiamenti climatici

La comunità scientifica internazionale è oramai concorde nell'affermare che i cambiamenti climatici costituiscano una minaccia reale per le generazioni future e siano in larga parte conseguenza delle attività antropiche. Questa crescente consapevolezza è il frutto dell'impegno che le istituzioni scientifiche internazionali hanno posto allo studio del fenomeno e alle conseguenti istanze per implementare e garantire una tutela ambientale a livello globale.

La Conferenza delle Nazioni Unite, tenutasi nel 1992 nell'ambito del "Summit della Terra" di Rio de Janeiro, è stata il punto di partenza di questo percorso e si è distinta in modo particolare per la sottoscrizione della "Dichiarazione sull'Ambiente e sullo Sviluppo". Ma è con la terza Conferenza delle Parti (COP) e la sottoscrizione del Protocollo di Kyoto nel 1997 che la necessità del percorso di decarbonizzazione dell'economia porta al primo impegno internazionale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra da parte dei Paesi sviluppati.

Tale impegno entra però in vigore solamente nel 2005 con la ratifica anche di Russia e Canada del Protocollo. Da allora, la questione ambientale, ed in particolare la necessità di contrastare il cambiamento climatico, ha affiancato le tematiche di sviluppo economico e di benessere sociale, assumendo sempre più un ruolo pivotale ed una portata globale. La Comunità prima e l'Unione europea successivamente hanno sempre creduto fermamente nella necessità di porre rimedio al riscaldamento globale.

Non è quindi un caso se già nel 2007 l'Unione Europea lanciava uno dei più ambiziosi programmi di decarbonizzazione, noto come "pacchetto 20-20-20": un set di obiettivi quantitativi al 2020 a cui ogni Stato membro, ciascuno per la propria parte, doveva conformarsi.

In particolare, il pacchetto definisce tre obiettivi principali:

• la riduzione del 20% delle emissioni di gas a effetto serra;
• il 20% del fabbisogno energetico soddisfatto da fonti rinnovabili;
• l'incremento del 20% dell'efficienza energetica
.

Il ruolo di leadership alla lotta ai cambiamenti climatici dell'Unione Europea è proseguito con maggior vigore nel decennio successivo. Già nell'ottobre del 2014 si era costituita l'"Unione Europea dell'energia" che identificava per l'anno 2030 la necessità di ulteriori e più sfidanti obiettivi di riduzione dei gas-serra, di diffusione delle fonti rinnovabili di energia e di contenimento dei consumi.

Ambizioni che hanno portato l'Unione Europea ad avere un ruolo trainante nel dicembre del 2015, quando con altri 195 paesi è stato sottoscritto l'Accordo di Parigi in occasione della COP 21.

L'Accordo di Parigi, entrato in vigore nel 2016, rappresenta un importante passo nel percorso di lotta, a livello planetario, ai cambiamenti climatici causati dall'uomo. Esso impegna infatti i firmatari a sviluppare piani per la riduzione di emissioni di gas serra al fine di contenere l'incremento della temperatura media della Terra "ben al di sotto" dei 2°C, e di porre in essere tutti gli sforzi per limitare tale incremento a 1,5°C.

Gli impegni presi a Parigi hanno spinto l'Unione Europea ad approvare nel novembre 2016 il "Clean Energy for all Europeans Package" (CEP), un imponente pacchetto di regolamenti e direttive che definisce il quadro legislativo per supportare il percorso di decarbonizzazione dell'Unione Europea al 2030.

Il CEP ha definito i seguenti principali obiettivi per la transizione verso la decarbonizzazione energe tica con orizzonte 2030:

• una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990);
• una quota almeno del 32% di energia rinnovabile nei consumi energetici finali;
• un miglioramento almeno del 32,5% dell'efficienza energetica.


Tra le direttive ed i regolamenti del CEP risultano maggiormente rilevanti per il nostro settore:
• la revisione della direttiva sull'energia rinnovabile;
• la proposta di regolamento sulla Governance dell'Unione dell'energia;
• la revisione del regolamento sul mercato interno dell'energia elettrica;
• la direttiva che concerne le norme comuni sul mercato interno dell'energia elettrica.


Grazie al CEP, l'Italia e gli altri Stati membri sono stati chiamati a definire a livello nazionale il loro percorso di decarbonizzazione al 2030, attraverso i rispettivi Piani Nazionali Integrati per l'Energia e il Clima (PNIEC).

Questi Piani dovranno essere approvati da Bruxelles ed implementati attraverso adeguati programmi operativi.

In continuità con il Clean Energy Package al 2030, la nuova Commissione Europea insediatasi a fine 2019 ha annunciato - con il proprio European Green Deal - di voler ampliare le proprie ambizioni climatiche identificando il 2050 quale data limite per il raggiungimento della neutralità carbonica del Continente.

Un obiettivo che ragionevolmente porterà a definire obiettivi di decarbonizzazione ancor più sfidanti al 2030. In questi anni di profonde e rapide trasformazioni del settore energetico, in ERG abbiamo spesso saputo anticipare le dinamiche in corso di evoluzione, come la nostra storia dimostra.

Già nel 1992 ERG, allora nel settore petrolifero, si avvicinava alla generazione di energia elettrica attraverso un impianto altamente innovativo, grazie al quale è stato possibile evitare l'immissione in consumo di milioni di tonnellate annue di olio combustibile, producendo invece energia elettrica.

Nei primi anni 2000, quando il pacchetto 20-20-20 era in corso di approvazione, ERG entrava già nel mondo della generazione eolica con un'importante quota di mercato.

Il 2008 segna l'avvio di un profondo cambiamento sostenibile di ERG, con la sigla dell'accordo che avrebbe determinato l'uscita definitiva dal business oil a favore di una sempre più massiccia presenza nella produzione di elettricità da fonte eolica e da un impianto a gas cogenerativo ad alto rendimento, avviato nel 2010.

La spinta evolutiva di ERG continua ancora nel 2013, quando diventava il primo produttore di energia eolica onshore in Italia, con oltre 1.000 MW di potenza installata e fra i primi 10 in Europa, mentre in Italia il mix di generazione elettrica era ancora fortemente radicato sulle fonti fossili.

Di lì a poco, l'abbandono del settore oil decretava la radicale trasformazione di ERG in un produttore indipendente di energia elettrica totalmente rinnovabile e cogenerativa ad alto rendimento, ampliando nel frattempo la gamma delle tecnologie in portafoglio: l'idroelettrico nel 2015 con l'acquisizione del Nucleo idroelettrico di Terni, l'ulteriore espansione in diversi paesi europei e l'ingresso nel solare negli anni successivi.

All'indomani dall'adozione del Clean Energy Package e dei PNIEC nazionali al 2030, ERG mantiene il primato della generazione eolica in Italia ed è uno dei principali produttori europei di energia elettrica da fonti rinnovabili, con una capacità installata complessiva di oltre 3.000 MW e una struttura produttiva basata su quattro diverse tecnologie: oltre 1.800 MW nel settore eolico e 140 MW nel solare, 527 MW nel settore idroelettrico e 480 MW nel termoelettrico cogenerativo ad alto rendimento a gas naturale.

In linea con le politiche di decarbonizzazione del nostro continente, per il futuro abbiamo disegnato un Business Plan completamente dedicato allo sviluppo nel settore delle FER elettriche, incrementando la capacità del nostro portafoglio di 850 MW - con investimenti per oltre 1,7 miliardi di euro principalmente in campo eolico - sia in Italia che negli altri paesi target europei: Francia, Germania, UK.

Il nostro Piano Industriale 2018-2022 risulta essere coerente con gli obiettivi del PNIEC italiano con particolare riguardo ai temi della generazione solare ed eolica, ed in particolare rispetto agli interventi di repowering, che rappresentano uno dei principali driver di sviluppo del Business Plan.
 

IL PIANO NAZIONALE INTEGRATO PER L'ENERGIA E IL CLIMA
 

Come stabilito dal Clean Energy Package adottato dall'Unione Europea, ogni stato membro ha provveduto a inviare a Bruxelles il proprio Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima (PNIEC) che stabilisce il percorso per la decarbonizzazione della produzione di energia fino al 2030.

L'Italia ha inviato una prima bozza del piano a gennaio 2019, mentre la versione finale, dopo un articolato processo di valutazione e consultazione a livello nazionale, è stata inviata alla Commissione all'inizio del 2020.

Per l'Italia, i principali target complessivi di decarbonizzazione del Paese per il 2030 sono così riassumibili:
- quota di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi di energia pari al 30%;
- quota di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi di energia nei trasporti pari al 22%;
- quota di energia incrementale da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi per riscaldamento e raffrescamento pari al 1,3% annuo (indicativo);
- riduzione dei consumi di energia primaria rispetto allo scenario PRIMES 2007 (precedente alla crisi economica del 2008) pari al 43% (indicativo);
- riduzione delle emissioni di gas serra per i settori non rientranti nell'Emission Trading System rispetto alle emissioni del 2005 pari ad almeno il 33%;
- livello di interconnessione elettrica con gli stati confinanti pari ad almeno il 10%;
- raggiungimento dell'obiettivo indicativo di energia da fonti rinnovabili nei consumi finali lordi di elettricità, pari al 55%;
- conferma del piano di uscita dalla generazione elettrica alimentata a carbone entro il 2025.


A giugno 2020 la CE pubblicherà la valutazione finale dei Piani Nazionali Integrati Energia e Clima (PNIEC) che dovranno poi essere revisionati nel 2023 per adeguarli ai nuovi target stabiliti con l'European Green Deal.
 

EUROPEAN GREEN DEAL
 

La Commissione Europea ha lanciato il progetto dell'European Green Deal - EGD, un'azione concreta che mira a trasformare
l'Europa nel primo continente a impatto climatico pari a zero.

La normativa che ne deriverà sancirà l'obiettivo della neutralità climatica dell'Unione Europea entro il 2050, azzerando le emissioni di CO2 in atmosfera per tale orizzonte temporale.

L'EGD, nelle intenzioni della Commissione, prevede un percorso per una transizione socialmente equa, essendo concepito in
modo da non lasciare indietro nessuna regione europea e nessun cittadino, e attiverà un ciclo di investimenti – pubblici e
privati – stimati nell'ordine di 1.000 miliardi € entro il 2030.

È di particolare rilevanza iI "Piano generale per la riduzione delle emissioni di gas-serra al 2030" che ne prevede una riduzione tra il 50% e il 55% a tale data. Questo permetterà di raggiungere la "neutralità climatica" (zero emissioni nette di CO2 di origine antropica) entro il 2050.