La lotta ai cambiamenti climatici

La comunità scientifica internazionale è oramai concorde nell'affermare che i cambiamenti climatici, minaccia reale per le generazioni future, siano in larga parte conseguenti alle attività antropiche.

Secondo la comunità scientifica internazionale la correlazione tra le emissioni di gas serra e riscaldamento globale forniscono una evidenza incontestabile del legame che esiste tra i due fenomeni.
Sulla base di queste evidenze, alla fine del 2015 l'Unione Europea e altri 195 paesi hanno sottoscritto l' Accordo di Parigi durante la COP n. 21 delle Nazioni Unite, una pietra miliare nella lotta a livello planetario contro i cambiamenti climatici causati dall'uomo.

L'Accordo, entrato in vigore nel 2016, impegna i firmatari ad adottare piani per la riduzione di emissioni di gas serra al fine di contenere l'incremento della temperatura media della Terra "ben al di sotto" dei 2°C, e di porre in essere tutti gli sforzi per limitare tale incremento a 1,5°C; i piani adottati debbono essere revisionati ogni 5 anni sulla base di eventuali scostamenti dalle previsioni.

Il Clean Energy Package for all Europeans

Già nell'ottobre del 2014 i leader dell'Unione Europea avevano costituito l'"Unione Europea dell'energia" che fissava tre obiettivi principali da conseguire entro il 2030:

• una riduzione almeno del 40% delle emissioni di gas a effetto serra (rispetto ai livelli del 1990);
• una quota almeno del 27% di energia rinnovabile nei consumi energetici finali;
• un miglioramento almeno del 27% dell'efficienza energetica.


Successivamente, nel novembre 2016 l'Europa ha voluto rinnovare il proprio impegno verso il raggiungimento di questi target attraverso l'adozione del "Clean Energy Package for all Europeans" - CEP, il pacchetto di regolamenti e direttive per concretizzare il percorso di decarbonizzazione dell'energia nel continente.

Il CEP comprende otto proposte legislative destinate a entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2021, tra cui, in particolare, la revisione della direttiva sull'energia rinnovabile, la proposta di regolamento sulla Governance dell'Unione dell'energia, una revisione del regolamento sul mercato interno dell'energia elettrica e una direttiva che concerne le norme comuni sul mercato interno dell'energia elettrica.

La stesura delle norme ha impegnato oltre due anni di negoziazioni tra la Commissione Europea, il Parlamento Europeo e il Consiglio degli Stati Membri; ad oggi, tutti i testi sono stati consolidati e buona parte dei provvedimenti sono stati pubblicati ufficialmente.

Nella prospettiva di business di ERG le componenti del CEP che suscitano maggiore interesse sono:
1. aggiornamento (recasting) della Direttiva Rinnovabili al 2030 (REDII);
2. energy union governance regulation;
3. market design, ovvero l'aggiornamento della Direttiva e del Regolamento sui Mercati Elettrici.
  • La Direttiva Europea
    L'attuale Direttiva Rinnovabili è stata aggiornata in ragione del nuovo orizzonte temporale del 2030. La nuova revisione è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea lo scorso dicembre 2018 e dovrà essere recepita dagli Stati Membri entro il giugno 2021. A livello di contenuti, la nuova Direttiva introduce i seguenti elementi:

    • un target 2030 rinnovabile al 32% (vincolante a livello UE) sui consumi finali lordi, superiore alla proposta iniziale della Commissione pari al 27%;

    • la conferma della possibilità di supportare la generazione rinnovabile attraverso meccanismi competitivi e non discriminatori;

    • disposizioni specifiche volte ad assicurare la stabilità degli schemi di supporto, a proteggere la redditività degli impianti e a impedire interventi retroattivi;

    • l'impegno a creare le condizioni per lo sviluppo dei Corporate Power Purchase Agreement, ovvero contratti di approvvigionamento di lungo termine di energia prodotta da impianti rinnovabili;

    • nuove misure di facilitazione e snellimento del processo di permitting con specifico focus sul Repowering degli impianti rinnovabili esistenti (durata massima della procedura pari a 1 anno e solo in casi eccezionali 2);

    • un nuovo quadro normativo per le garanzie di origine in forza del quale esse vengono normate e lasciate nella disponibilità dei generatori elettrici.
     
  • Governance
    Il Regolamento sulla Governance della Energy Union fornisce indicazioni pratiche in merito agli obblighi degli Stati membri nel raggiungimento dei propri target rinnovabili al 2030.

    Anche il Regolamento è stato pubblicato a fine dicembre sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea ed è immediatamente applicabile presso gli Stati Membri, senza necessità di recepimento.

    Il Regolamento introduce l'obbligo per gli Stati membri di redigere Piani nazionali per l'Energia e Clima in cui definire volumi, tempistiche e pratiche attuazioni delle singole ambizioni energetico/ ambientali di ciascuno degli Stati Membri sino al 2030.

    La proposta di Piano nazionale per l'Energia e Clima è stata inviata dagli Stati Membri alla Commissione Europea entro i primi giorni del 2019. La tabella di marcia prevede che la Commissione fornisca agli Stati membri i propri commenti entro la fine di giugno 2019; la versione definitiva del Piano, dovrà quindi essere inoltrata a Bruxelles, riveduta e corretta, entro il 31 dicembre 2019.

     
  • Market Design
    L'aggiornamento della Direttiva e del Regolamento elettrico compongono il cosiddetto Market Design. Gli elementi principali dei provvedimenti sono:

    1. la riforma del mercato all'ingrosso dell'energia elettrica, con lo scopo di promuovere la flessibilità del sistema elettrico per integrare al meglio la generazione elettrica rinnovabile intermittente;

    2. l'introduzione di nuovi limiti emissivi nell'ambito dei meccanismi di supporto della capacità (CRM) che stimolino la riduzione degli impianti alimentati a carbone e l'eliminazione di incentivi permanenti per mantenere in esercizio tecnologie obsolete;

    3. nuove Regole per il dispacciamento dell'energia elettrica, con la fine della priorità di dispacciamento per le rinnovabili e l'apertura a queste ultime dei mercati dei servizi di rete;

    4. la creazione delle condizioni di mercato per conseguire un adeguato sviluppo dei sistemi di accumulo dell'energia elettrica.
     

La proposta di Piano Nazionale per l'Energia e Clima dell'Italia (PNEC)

Sulla scorta della Strategia Energetica Nazionale del 2017 (la cosiddetta SEN) e in base alle disposizioni del Regolamento sulla Governance già descritto, lo scorso 8 gennaio 2019 il Ministero dello Sviluppo Economico, insieme al Ministero dell'Ambiente e al Ministero dei Trasporti ha presentato la proposta di Piano Nazionale integrato per l'Energia e il Clima (PNEC) dell'Italia alla Commissione Europea (CE).

Il PNEC ha la finalità di definire gli obiettivi nazionali, le politiche e le linee di azione che l'Italia intende mettere in atto da qui al 2030 per contribuire al perseguimento degli obiettivi climatico- energetici al 2030 adottati a livello europeo. La bozza viene sottoposta alla Valutazione Strategica Ambientale (VAS) e, in parallelo, ad un'ampia consultazione dei diversi soggetti coinvolti anche tramite un portale internet dedicato.

Il PNEC è strutturato secondo le 5 dimensioni già individuate dal Clean Energy Package e dalla SEN: Decarbonizzazione, Efficienza energetica, Sicurezza energetica, Mercato interno dell'energia, Ricerca, innovazione e competitività. Individua inoltre alcuni strumenti prioritari «trasversali » rispetto alle 5 dimensioni:

• sviluppo FER elettriche in particolare PV ed anche Wind – phase out carbone entro il 2025;
• priorità agli interventi che conseguano il contenimento del consumo di suolo, la continuità/repowering dei parchi FER esistenti pur tutelando il paesaggio;
• snellimento del permitting per gli investimenti necessari alla transizione e stabilità del quadro regolatorio;
• elettrificazione domanda di energia (trasporti, civile);
• evoluzione del sistema energetico da centralizzato a distribuito con autoconsumo e FER;
• R&D focalizzata in particolare sull'accumulo di energia da FER;
• efficienza energetica diffusa anche nel settore civile e nella PA;
• aggiornamento della governance pubblica su ambiente ed energia in ottica carbon-neutral;
• valutazione di eventuali strumenti aggiuntivi di transizione (e.g. fiscalità ambientale).

Il PNEC fissa obiettivi al 2030 per
• l'incidenza delle fonti rinnovabili sui consumi finali di energia;
• l'efficienza energetica;
• la riduzione di emissioni di gas-serra sostanzialmente in linea con quelli della SEN: 30% di rinnovabili sui consumi finali lordi di energia - che si traduce nel 55,4% per il settore elettrico grazie soprattutto alle tecnologie eolica e fotovoltaica – e una riduzione dei consumi di energia del 43% rispetto allo scenario PRIMES del 2007.


Il trend di crescita delle FER elettriche proposto dal piano prevede un profilo non lineare: crescita più lenta fino al 2025, più rapida successivamente (come previsto dalla SEN) per effetto di un «rally» del Solare, mentre l'eolico procede da subito più spedito nella crescita.

Rispetto al caso inerziale a politiche correnti, la proposta di PNEC si prefigge di attivare investimenti per circa 184 miliardi di Euro, di cui 52 miliardi di Euro nel comparto elettrico. Gli investimenti previsti dovrebbero pure portare a circa 115.000 occupati temporanei medi annui nel periodo 2017-2030 - di cui 18.000 nel settore elettrico – oltre a circa 6.700 occupati permanenti nel settore della produzione di energia elettrica, al netto delle uscite dal settore delle fonti fossili e bioenergie.

Il meccanismo EU-ETS: la revisione della direttiva ETS

Il sistema di scambio di quote di emissione dell'UE (EU ETS) è stato avviato nel 2005 per promuovere la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra in modo efficace in termini di costi ed economicamente efficiente. Tale sistema limita il volume di gas a effetto serra che può essere emesso da industrie ad alta intensità energetica, produttori di  energia e linee aeree.

Le quote di emissione sono limitate a un tetto massimo stabilito dall'UE e le imprese ricevono o acquistano quote individuali. Tale limite viene ridotto nel corso del tempo così da ridurre gradualmente la quantità di emissioni. Il sistema ETS è considerato come il principale meccanismo in dotazione all'Unione Europea per favorire il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti al 2020 e al 2030.

Negli ultimi anni la crisi economica ha contribuito al calo delle emissioni e ridotto la domanda di quote di emissione. Ciò ha portato, insieme ad altri possibili fattori, alla diminuzione del prezzo del carbonio e all'accumulo di un'ingente eccedenza di quote nel sistema, con il rischio che l'EU ETS non riesca a fornire incentivi per ridurre le emissioni in una maniera efficiente in termini di costi né a stimolare l'innovazione a basse emissioni di carbonio.

Questa situazione di mercato e la necessità di adattare il sistema ai target 2030 di decarbonizzazione hanno evidenziato la necessità di una revisione strutturale del sistema per la quarta fase dell'Emission Trading System che va dal 2021 al 2030.

Dopo oltre due anni di discussioni, a marzo 2018 è stata pubblicata sulla Gazzetta dell'Unione Europea la nuova Direttiva (UE) 2018/410 che modifica la direttiva 2003/87/CE (nota come Direttiva ETS). Gli Stati membri sono chiamati a recepire il provvedimento entro il 9 ottobre 2019.

Per accelerare il ritmo delle riduzioni delle emissioni, a partire dal 2021 la quantità complessiva di quote di emissione diminuirà a un tasso annuo del 2,2% rispetto all'attuale 1,74%. La riserva stabilizzatrice del mercato (MSR) - il meccanismo istituito dall'UE per ridurre l'eccedenza di quote di emissioni sul mercato del carbonio e a migliorare la resilienza dell'ETS agli shock futuri - verrà sostanzialmente rafforzata.

Tra il 2019 e il 2023, il quantitativo di quote accantonato nella riserva raddoppierà raggiungendo il 24% delle quote in circolazione. Il normale tasso di alimentazione del 12% sarà ripristinato a partire dal 2024. Come misura a lungo termine per migliorare il funzionamento del sistema e se non altrimenti deciso nel primo riesame della riserva stabilizzatrice del mercato nel 2021, a partire dal 2023 il numero di quote nella riserva sarà limitato al volume d'asta dell'anno precedente. Le quote detenute al di sopra di tale quantitativo perderanno la loro validità.

La direttiva ETS UE modificata fornisce norme prevedibili, solide ed eque per affrontare il rischio del trasferimento delle emissioni di CO2. Il sistema di assegnazione gratuita sarà prorogato di altri dieci anni ed è stato rivisto per concentrarsi sui settori a più alto rischio di rilocalizzazione della produzione al di fuori dell'UE.

Questi settori riceveranno il 100% delle loro quote a titolo gratuito. Per i settori meno esposti, l'assegnazione gratuita dovrebbe essere gradualmente eliminata dopo il 2026 da un massimo del 30% a 0 alla fine della fase 4 (2030). Un numero considerevole di quote gratuite sarà accantonato per impianti nuovi e in espansione.

Questo numero comprende le quote del quantitativo totale disponibile per l'assegnazione gratuita che non sono state assegnate alla fine della fase 3 (2020) e 200 milioni di quote della riserva stabilizzatrice del mercato. Sono state infine stabilite norme più flessibili per allineare maggiormente il livello dell'assegnazione gratuita ai livelli di produzione effettivi.

Nel complesso, più di 6 miliardi di quote dovrebbero essere assegnati alle imprese a titolo gratuito nel corso del periodo 2021-2030.

Climate Change: un approccio sostenibile allo sviluppo

Climate Change: un approccio sostenibile allo sviluppo

In occasione dell'evento "Climate Change: un approccio sostenibile allo sviluppo" che abbiamo organizzato presso la sede dell'Associazione Civita a Roma il 6 luglio, abbiamo presentato l'edizione 2015 del nostro Rapporto di Sostenibilità. Dopo l'introduzione del Presidente del Gruppo ERG Edoardo Garrone, abbiamo ascoltato il keynote speech di Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico, dedicato proprio ai temi dei cambiamenti climatici.

Successivamente l'editorialista Enrico Cisnetto ha moderato la tavola rotonda. che ha visto un confronto tra Luca Bettonte, CEO del Gruppo ERG, Walter Ganapini, Direttore Generale ARPA Umbria, Mario Molteni, Professore ordinario di Economia aziendale presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Direttore scientifico del CSR Manager Network Italia, Rossella Muroni, Presidente di Legambiente ed Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Le conclusioni sono state affidate a Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati.

Abbiamo seguito l'evento con il nostro live tweeting e la diretta Periscope sul canale Twitter @ergnow.